Sede Comunale

Sede municipale del Comune di Cornale e Bastida

Sede Comunale

Descrizione

Comune di Cornale e Bastida

Il 4 febbraio 2014 è stato istituito il comune di Cornale e Bastida, in provincia di Pavia, mediante la fusione dei comuni contigui di Cornale e di Bastida de' Dossi.

 

Cornale
Il toponimo Cornarium è citato nel comparto delle strade degli “Statuta stratarum” del 1452 come appartenente all’Ultra Padum (Statuta stratarum). Nel 1408 Nicolò Beccaria restaurò il castello di Cornale con materiale recuperato dal castello distrutto di Armentaria (Maragliano). Filippo Maria Visconti nel 1431 diede Cornale in feudo a Guido Torello di Carrara. La popolazione di Cornale nel 1610 contava 495 anime (Goggi 1973).
Cornale nel 1634 è inserita come appartenente all’Oltrepò, nell’elenco delle terre del principato di Pavia censite per fini fiscali da Ambrogio Opizzone (Opizzone 1634). Con il trattato di Worms del 1743 Cornale passò sotto il dominio di casa Savoia.
La comunità di Cornale è compreso nell’elenco delle terre e luoghi che hanno mandato un proprio rappresentante in Voghera alla riunione generale per l’elezione della congregazione dei possessori dei beni rurali nella parte del principato di Pavia detta Oltrepò nell’anno 1744 (Convocato Oltrepò, 1744). Con manifesto camerale del 9 novembre 1770 vengono stabiliti gli uffici di insinuazione, Cornale con Torello viene inserito nella tappa di Voghera (tappa insinuazione 1770). Il 6 giugno 1775 viene approvato il regolamento per “le Amministrazioni de pubblici” ( Amministrazioni de pubblici 1775); pur non avendo reperita specifica documentazione relativa all’ordinamento comunale, si può ipotizzare che Cornale fosse amministrata da un sindaco e quattro consiglieri componenti il consiglio ordinario. Nella compartimentazione del 15 settembre 1775 Cornale si trova inserito nel distretto di Voghera (editto 15 settembre 1775) nel manifesto senatorio del 29 agosto 1789 che stabilisce il riparto in tre cantoni della provincia di Voghera, Cornale, viene inserito nel primo cantone di Voghera (riparto 1789).
Il prefetto del dipartimento di Marengo, in base alla legge del 28 piovoso anno VIII (febbraio 1800), nomina i maires e gli aggiunti della municipalità di Cornale con decreto del 23 fruttidoro anno IX (settembre 1801). Cornale viene inserito nel dipartimento di Marengo e nel circondario di Voghera (decreto Campana 1801).
Il primo pratile anno X (maggio 1802) il prefetto del dipartimento di Marengo decreta la nomina dei consiglieri municipali in numero di 10 i quali dovranno restare in carica per tre anni (decreto Campana 1802). Nel 1805 in funzione del rimaneggiamento dell’amministrazione ligure – piemontese voluta da Napoleone Bonaparte, Cornale con decreto del 13 giugno 1805 viene aggregata al dipartimento di Genova circondario di Voghera (decreto 1805, ASC Casei Gerola). L’amministrazione provvisoria della città e provincia di Voghera (manifesto 27 aprile 1814) ripristinava nei comuni l’antico regime con l’ordine di osservanza del regolamento amministrativo del 1775. In base al regio editto del 7 ottobre 1814 per il nuovo stabilimento delle province dipendenti dal senato di Piemonte e della loro distribuzione in mandamenti di giudicature, Cornale veniva provvisoriamente inserito nel mandamento di Silvano appartenente alla provincia di Voghera (regio editto 1814, ASCVo). In base al regio editto del 27 ottobre 1815 per il nuovo stabilimento delle province dipendenti dal senato di Piemonte e della loro distribuzione in mandamenti di giudicature e cantoni per le assise, Cornale veniva definitivamente inserito nel mandamento di Casei appartenente al terzo cantone della provincia di Voghera ( regio editto 1815, ASCVo ), sede di intendenza e prefettura e appartenente alla divisione di Alessandria. Dipendeva dal senato di Casale, l’ufficio dell’insinuazione aveva sede in Voghera e quello postale in Casei. Per mezzo del regio editto del 10 novembre 1818 “portante una nuova circoscrizione generale delle provincie de’ regi stati di terra ferma” la comunità di Cornale viene inserita nel quinto mandamento di Casei, provincia di Voghera, divisione di Alessandria (regio editto 1818, ASC Casei Gerola). Nel 1859 Cornale con una popolazione di 1039 abitanti entra a far parte della provincia di Pavia, e viene inserito nel X mandamento di Casei Gerola del circondario di Voghera (decreto 1859). In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Cornale con 1.039 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento X di Casei – Gerola, circondario IV di Voghera, provincia di Pavia. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 1.086 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (Circoscrizione amministrativa 1867). Popolazione residente nel comune: abitanti 1.115 (Censimento 1871); abitanti 1.146 (Censimento 1881); abitanti 1.249 (Censimento 1901); abitanti 1.267 (Censimento 1911); abitanti 1.268 (Censimento 1921). Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Voghera della provincia di Pavia. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Popolazione residente nel comune: abitanti 1.149 (Censimento 1931); abitanti 1.157 (Censimento 1936). In seguito alla riforma
dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Cornale veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 1.066 (Censimento 1951); abitanti 986 (Censimento 1961); abitanti 901 (Censimento 1971). Nel 1971 il comune di Cornale aveva una superficie di ettari 169.
 

LUOGHI D’INTERESSE

 
CHIESA PARROCCHIALE NATIVITA’ DI MARIA VERGINE
 

PERSONALITA’

 
DON TEO MARCHINI
Sacerdote, Scrittore, storico

Bastida de' Dossi

Il toponimo si trova per la prima volta citato nel 1431 come Loco Dossorum sive Gazzi (Goggi 1973). Il Legè, il Gabotto ed il Manfredi sostengono che Bastida sia sorta sopra i ruderi dell’antica corte di Blundi. La corte di Blundi apparteneva al vescovo di Tortona il quale la diede con atto del 17 settembre 999 alla regina Adelaide che a sua volta la donò al monastero di San Salvatore di Pavia. Feudalmente la corte di Blundi dipendeva da Corana. Nella bolla di papa Eugenio III del 1115 si legge che la corte di Blundi possedeva due cappelle di cui una era quella di San Pietro del Gazzo (Goggi 1973).
Il Gazzo ed Armentaria erano castelli nei pressi di Bastida e si trovano nominati in un diploma di Ottone II, in un instrumento del 1025 ed in altri diplomi e bolle papali a favore del monastero di San Salvatore di Pavia. Armentaria viene citata nell’elenco delle terre del contado di Pavia del 1250 (Soriga 1913). Bastida Dossorum è citata nel comparto delle strade degli “Statuta stratarum” del 1452 come appartenente all’ Ultra Padum (Statuta stratarum). Nel 1479 a Bastida vi era un porto natante sul Po nominato nei documenti come Porto Dossorum, ne era portinaro Bartolomeo Malvido di Sale.
Bastida de Dossi compare nell’elenco delle dichiarazioni del focatico del Principato di Pavia per l’anno 1537 come appartenente alla Congregazione rurale dell’Oltrepò e Siccomario (Focatico Oltrepò e Siccomario, 1537). Bastida de Dossi (come Bastia de Dossi) nel 1634 è inserita come appartenente all’Oltrepò, nell’elenco delle terre del principato di Pavia censite per fini fiscali da Ambrogio Opizzone (Opizzone 1634). Con il trattato di Worms del 1743 Bastida de Dossi passò sotto il dominio di casa Savoia.
La comunità di Bastida de Dossi è compresa nell’elenco delle terre e luoghi che hanno mandato un proprio rappresentante in Voghera alla riunione generale per l’elezione della congregazione dei possessori dei beni rurali nella parte del principato di Pavia detta Oltrepò nell’anno 1744 (Convocato Oltrepò, 1744). Con manifesto camerale del 9 novembre 1770 vengono stabiliti gli uffici di insinuazione, Bastida de Dossi viene inserita nella tappa di Voghera (tappa insinuazione 1770). Il 6 giugno 1775 viene approvato il regolamento per “le Amministrazioni de pubblici” ( Amministrazioni de pubblici 1775); pur non avendo reperita specifica documentazione relativa all’ordinamento comunale, si può ipotizzare che Bastida de Dossi fosse amministrata da un sindaco e quattro consiglieri componenti il consiglio ordinario. Nella compartimentazione del 15 settembre 1775 Bastida de Dossi si trova inserito nel distretto di Voghera (editto 15 settembre 1775) nel manifesto senatorio del 29 agosto 1789 che stabilisce il riparto in tre cantoni della provincia di Voghera, Bastida de Dossi viene inserita nel primo cantone di Voghera (riparto 1789). Il comune di Bastida de Dossi in data 8 settembre 1802 viene unito al comune di Silvano Pietra a cui resterà aggregato fino al 1814. L’amministrazione provvisoria della città e provincia di Voghera (manifesto 27 aprile 1814) ripristinava nei comuni l’antico regime con l’ordine di osservanza del regolamento amministrativo del 1775.
In base al regio editto del 27 ottobre 1815 per il nuovo stabilimento delle province dipendenti dal senato di Piemonte e della loro distribuzione in mandamenti di giudicature e cantoni per le assise, Bastida de Dossi con una popolazione di 328 abitanti veniva definitivamente inserita nel mandamento di Casei appartenente alla provincia di Voghera (decreto 1815, ASCVo ), sede di intendenza e prefettura e appartenente alla divisione di Alessandria. Dipendeva dal senato di Torino e l’ufficio dell’insinuazione e postale avevano sede in Voghera (Casalis 1832). Per mezzo del regio editto del 10 novembre 1818 “portante una nuova circoscrizione generale delle provincie de’ regi stati di terra ferma” la comunità di Bastida de Dossi viene inserita nel quinto mandamento di Casei, provincia di Voghera, divisione di Alessandria (regio editto 1818, ASC Casei Gerola).
Nel 1859 Bastida de Dossi con una popolazione di 357 abitanti entra a far parte della provincia di Pavia, viene inserita nel circondario di Voghera e nel X mandamento di Casei Gerola (decreto 1859). In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Bastida de’ Dossi con 357 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento X di Casei – Gerola, circondario IV di Voghera, provincia di Pavia. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 329 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (Circoscrizione amministrativa 1867). Popolazione residente nel comune: abitanti 332 (Censimento 1871); abitanti 362 (Censimento 1881); abitanti 404 (Censimento 1901); abitanti 436 (Censimento 1911); abitanti 398 (Censimento 1921). Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Voghera della provicia di Pavia. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Popolazione residente nel comune: abitanti 360 (Censimento 1931); abitanti 357 (Censimento 1936). In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Bastida de’ Dossi veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 326 (Censimento 1951); abitanti 323 (Censimento 1961); abitanti 239 (Censimento 1971).
Nel 1971 il comune di Bastida de’ Dossi aveva una superficie di ettari 170.
Bastida de’ Dossi contiene nel proprio nome la propria origine: la “bastia” infatti è un argine di palizzate e terra costruito a difesa di un abitato e, nella zona padana, costituisce un lembo di terra sovralzata rispetto alle circostanti terre golenali. L’appellativo “De’ Dossi” viene fatto risalire ad una presunta infeudazione del sito alla nobile famiglia dei Dossi. Si tratta tuttavia di un equivoco nel quale cadono gli storici locali Saglio e Goggi: non esiste infatti lo spazio temporale per tale infeudazione, stando ai documenti attualmente in nostro possesso, che presentano Bastida e Corana come domini dell’Abbazia di San Salvatore di Pavia dal 999 al 1796. E’ quindi probabile che l’appellativo “De’ Dossi” debba riferirsi alla Configurazione del Suolo, fatta di paludi e terre emerse (= dossi). Il Legè, il Gabotto ed il Manfredi, fanno coincidere l’attuale Bastida con l’antica corte di Blundi che il Vescovo di Tortona cede all’imperatrice Adelaide in favore del monastero di San Salvatore di Pavia, in cambio della metà di Ovada, il 17 dicembre 999; la corte di Blundi, comprende i castelli di Gazzo ed Armentaria, dipendeva feudalmente da Corana. Nel 1115 una bolla di Papa Eugenio III confermava il possesso di Blundi ai monaci di San Salvatore. Questi dati trovano conferma in documenti settecenteschi, tuttora inediti, conservati nell’archivio parrocchiale, nei quali l’Abate di San Salvatore di Pavia si firma “delle terre di Corana e di Bastida dei Dossi, di nessuna diocesi e di nostra immediata giurisdizione, Ordinario e Signore”. Questo testimonia che l’identificazione di Blundi, dipendenza feudale di Corana, con Bastida è esatta, e che per di più di sette secoli questa fetta di terra a sud del Po’ costituì sia ecclesiasticamente che civilmente un’entità a sè. Ecclesiasticamente in quanto l’Abate di San Salvatore si firmava “Ordinario”, cioè insignito di giurisdizione episcopale e come tale comportava ( cfr. decreto di demolizione della Chiesa parrocchiale di Bastida vecchia, 1780, archivio parrocchiale); civilmente in quanto il suddetto Abate si firmava “Signore” e chiamava i luoghi di Corana e Bastida “di nostra immediata giurisdizione” senza cioè alcuna mediazione feudale. Probabilmente, ne fa fede la Bolla di Eugenio III, l’Abate riceveva il possesso di queste terre immediatamente dal Papa, e a sua volta le infeudava, come fece nel 1280, relativamente ai castelli di Gazzo e Armentaria, concessi alla famiglia Campeggi. L’attuale abitato di Bastida consta di un centro storico, compreso tra le vie Roma, Angeleri e Garibaldi, che coincide con una parte dell’antico monastero, la cui edificazione è precedente al 1700; anche se non vi sono documenti relativi alla costruzione del monastero, si possono avanzare alcune deduzioni estremamente plausibili. I documenti dell’archivio parrocchiale risalenti al 1700 parlano del monastero come un edificio da lungo esistente. I monaci vengono in possesso di Bastida nel 999, quindi agli anni immediatamente successivi va fatta risalire la costruzione di un monastero. Inoltre in tre documenti dell’archivio parrocchiale (decreto di demolizione della Chiesa parrocchiale del 3 settembre 1780; verbale di benedizione dell’oratorio di Bastida nuova del 21 agosto 1773; relazioni alla visita pastorale del 1782), si distingue tra due centri abitati: Bastida vecchia, verso il Po e da questo minacciata continuamente con un lento ma inesorabile movimento di erosione che travolgerà la Chiesa parrocchiale, Bastida nuova, ricostruita attorno al monastero. Quindi il monastero preesistente (e come tutti i monasteri benedettini distanziato dal centro abitato) diventava il nucleo dello sviluppo urbanistico del nuovo abitato di Bastida nel secolo XVIII. Ecco il motivo che a Bastida esiste una strada di dimensioni elevate che la percorre e la taglia in due. Nella relazione del 1782, seguita alla visita pastorale dell’Abate, il monaco responsabile della parrocchia stende una dettagliata descrizione dell’oratorio della Bastida nuova, aperto al culto nel 1773, dalla quale si ricavano interessanti notizie, che mostrano come l’attuale topografia del paese sia praticamente immutata da quegli anni ad oggi. Centro dell’abitato è l’Oratorio dedicato ai Santi Mauro e Benedetto, al quale si aggiunge interamente il titolo parrocchiale di San Giovanni Bastida con le relative funzioni di parrocchia; l’edificio ha una facciata rivolta a “mezzogiorno” e da su una strada grande, l’attuale Via Roma, confina a Levante con un vasto stradone, l’attuale Via Angeleri, da ponente e tramontana col fabbricato del monastero e porta civile del medesimo, per cui si desume che l’attuale portone che si apre su Via Angeleri, tra la Chiesa e la casa della Sig.ra Milan Luigia, che dà l’accesso al cortile di Frascaroli Giuseppe, era “la porta civile” cioè quella che dava l’accesso a quella parte del monastero rio esclusivamente riservata ai monaci, che solitamente ospitava la biblioteca, la spezieria, le officine e le scuderie del monastero. Da questo documento emerge che l’abitato di Bastida nuova si era sviluppato attorno al monastero sui lati di “mezzogiorno”, “levante” e “tramontana”, lungo formato dalle attuali vie Roma, Angeleri, Caduti in Guerra. Non ci fu invece sviluppo verso “ponente” a motivo del torrente Curone, che lambiva il monastero e come era nell’uso benedettino, ne assicurava l’acqua corrente ed il deflusso fognario. L’attuale Via Garibaldi corre probabilmente su quello che doveva essere il muro di separazione tra la parte “civile” (cioè aperta ai “cives” i cittadini) del monastero e quella claustrale del medesimo, riservata ai soli monaci, che pur non essendo menzionato nel documento del l782 (la visita pastorale non riguardava la vita del monastero ed i suoi edifici, ma la vita della comunità parrocchiale extra-monastica ed i relativi luoghi) è di facile collocazione tra le attuali Vie Garibaldi, Angeleri e Caduti in Guerra. Resta da comprendere come mai i monaci abbiano lasciato sorgere un paese a ridosso del monastero. Si possono avanzare alcune ipotesi di una certa plausibilità: il monastero di Bastida non era un’abbazia, in quanto l’Abate risiedeva in Pavia, ma solo un priorato dipendente, (anche se di una certa importanza poichè era il centro della giurisdizione ecclesiastica e del dominio politico dell’abate, che come segno della sua duplice autorità vi teneva la cattedra e il suo vicario generale); la quiete dei monaci era assicurata a tramontana dal Torrente Curone che impediva l’estendersi dell’abitato, e sugli altri lati dalla distanza che lo “stradone e la strada grande” garantivano tra le mura del monastero e le case degli abitanti di Bastida. Ancora oggi l’ampiezza delle strade di Bastida e sorprendente rispetto all’ esiguità dell’abitato e dei traffico che lo attraversa. Nel 1796 terminava il governo dell’Abate su Bastida in modo tragico: la giurisdizione ecclesiastica, che per Otto secoli aveva risparmiato a Bastida il flagello delle piccole o grandi guerre e delle scorrerie, attirava ora l’odio delle armate giacobine del giovane generale Bonaparte, che misero a sacco il paese, distrussero e uccisero non pochi abitanti, se si considera che nel 1782 Bastida contava di 529 abitanti di cui 366 “ascritti al sacramento dell’Eucarestia”, cioè adulti, mentre nel 1834, alla prima visita pastorale del Vescovo di Tortona, la popolazione risulta di 328 persone, di cui 223 inferiori all’età della comunione, divisi in 72 famiglie.

LUOGHI D’ INTERESSE


PALAZZO NOCCA sec. XIX
Antica residenza della famiglia alessandrina dei Nocca che ha ristrutturato lo stabile già esistente e lo ha abitato perchè concessogli da Napoleone Bonaparte. Il Bonaparte ha concesso il palazzo ai Nocca a titolo di risarcimento per l’esproprio di alcuni terreni adibiti alla costruzione della cittadella di Alessandria. Abitazione Privata, conserva internamente affreschi di pregevole fattura.
PALAZZO DELLA CANONICA sec. XVI
Il Palazzo, foresteria del monastero Benedettino, nell 800 e nel 900 è stato adibito a Casa Canonica per i Parroci in servizio a Bastida. Ora, splendidamente recuperato, è abitazione privata.
PALAZZO DEL PRIORE sec. XV
Residenza del Priore era la sede del potere Temporale e Spirituale degli Abati. Oggi residenza Privata.
PALAZZO GAZZANIGA
Attuale Palazzo Municipale, in stile decò è stato costruito nei primi anni del novecento per ospitare le scuole comunali
CASA VACCARI
Antico insediamento ristrutturato nell’ottocento conserva i tratti caratteristici delle abitazioni di campagna dell’epoca. Casa natale del giurista Prof. Pietro Vaccari e di Padre Alberto Vaccari S.J. studioso di esegesi cattolica.
PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Parrocchia della diocesi di Tortona. Fino al 1817, cioè fino alla ricostituzione della diocesi di Tortona avvenuta in data 20 novembre 1817, come stabilito dalla bolla "Beati Petri" di Pio VII del 17 luglio 1817 (Goggi 1946), appartenne alla diocesi di Pavia. La parrocchia di Bastida de’ Dossi risultava già esistente nel XVI secolo (Toscani 1984). Nel 1820 la parrocchia di San Giovanni Battista contava famiglie 69, persone 315 di cui anime da comunione 242, cresimati 164, cresimandi dai sette anni in avanti 92. L’annuo reddito del beneficio parrocchiale ammontava a franchi 600. Nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista si aveva la compagnia di Santa Maria del Suffragio (Stato diocesi di Tortona, 1820), canonicamente stata eretta da papa Clemente IX nel 1669 (Visita Bandi 1891). Nel 1843, anno del sinodo diocesano convocato da monsignor Negri, la parrocchia di Bastida risultava appartenere al vicariato foraneo di Casei, incluso nel secondo distretto o regione della diocesi, facente capo a un vicario del vescovo (Sinodo Negri 1843). Secondo quanto si desume dagli atti della prima visita pastorale compiuta da monsignor Igino Bandi nel 1891, la parrocchia di San Giovanni Battista risultava inclusa nel vicariato foraneo di Casei Gerola. Il beneficio parrocchiale aveva come unico reddito l’annua congrua di lire 600. Nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di Bastida de’ Dossi si trovava ancora la compagnia di Santa Maria del Suffragio (Visita Bandi 1891).
Negli atti del sinodo diocesano convocato nel 1898 dal vescovo Igino Bandi, la parrocchia di Bastida de’ Dossi figura compresa nel vicariato LII di Casei Gerola, incluso nella regione XIV di Voghera (Sinodo Bandi 1898). Negli anni 1974-1975 e nel 1989, la parrocchia di San Giovanni Battista era attribuita al vicariato Padano, nella zona pastorale di Voghera (Annuario diocesi Tortona 1974-1975; Annuario diocesi Tortona 1989).
ORATORIO DI S.MAURO
Attuale Chiesa Parrocchiale è stata donata e consacrata ufficialmente da Mons. Canessa Vescovo della Diocesi di Tortona nel 1996. L’ Oratorio da poco restaurato conserva il fonte battesimale della chiesa romanica di Bastida Vecchia demolita dal fiume Po.
CENTRO STORICO
Coincide con il perimetro dell’antico monastero benedettino che ha visto insediarsi i primi monaci nell’anno 999.
ANTICO CIMITERO DEI MONACI BENEDETTINI
L’ Antica area che ospitava il cimitero dei monaci è oggi un giardino a prato che conserva il perimetro originale.
ANTICO SITO DELLA CHIESA DI SAN BENEDETTO
L’invasione giacobina distrusse e depredò la Chiesa ancora in costruzione dedicata a San Benedetto di cui, tramite i documenti storici dell’archivio parrocchiale si conosce l’ubicazione.
CONTRADA VECCHIA
L’area di più antico insediamento della Bastida Nuova o Bastida de’ Dossi è la contrada comunemente chiamata Vecchia che comprende le vie Roma, Garibaldi, Risorgimento.
CASCINA NUOVA
Tipico insediamento lombardo di cascina a corte ormai recuperato  ad uso residenziale 
CASCINA VECCHIA
Antico insediamento che la tradizione fa risalire alla metà del cinquecento, conserva di antico solo l’impronta della struttura. Attualmente disabitato è stato adibito per oltre un secolo a soddisfare le esigenze dell’attività agricola
CASCINA  ARMENTERA
Anticamente nacque come bastione difensivo delle terrre bonificate dai monaci, divenne comune controllato dai monaci di Bastida de’ Dossi dopo il mille. Nel cinquecento era proprietà dei Bottigella. Meta di acerrime contese, più volte distrutto, parti di esso sono state utilizzate per la costruzione del castello di Casei Gerola, oggi è compreso nel territorio comunale di Silvano Pietra.
CIMITERO COMUNALE
Costruito nei primi anni del 900 conserva una facciata neoclassica e particolari liberty.
ANTICA SEDE MUNICIPALE
Antica sede del Consiglio municipale, agli inizi del novecento ospitava anche le scuole e il forno pubblico. Lo stabile fu ceduto negli anni 30 per l’acquisto di un terreno che ampliasse la piazza al fine di costruire il casello con il relativo peso pubblico comunale.
STRADA DI BLUNDI
Strada comunale porta alla località del più antico insediamento a cui si fa coincidere Bastida de’ Dossi che era nominata Corte di Blundi ed era diretta proprietà dell’Imperatrice Adelaide. L’Imperatrice Adelaide ottenne la proprietà del territorio della Corte di Blundi da uno scambio in cui cedeva Ovada. Attualmente la strada è parte della ciclopedonale VENTO.


PERSONALITA’

MAURO ANGELERI
Soldato, medaglia al valore militare
DOTTOR CARLO ENZO MANGIAROTTI
Sotto Tenente Medico, medaglia al valore militare
PADRE ALBERTO VACCARI S.J.
Gesuita, studioso di esegesi cattolica
PROF. PIETRO VACCARI
Giurista: studioso e docente di diritto privato medievale presso l’Università degli Studi di Pavia
ING. GUGLIELMO MEARDI
Scienziato
ISABELLA SVICHER
Cantante lirica

 
COMPAGNIA DI SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO

Canonicamente istituita nel 1669 da papa Clemente IX nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di Bastida de’ Dossi; venne segnalata nel 1820 tra le notizie incluse nelle relazioni sulle parrocchie della diocesi di Tortona (Stato diocesi di Tortona, 1820) e nel 1891 durante la visita pastorale del vescovo Igino Bandi (Visita Bandi 1891).

 
GOVERNANTI BASTIDESI

Dopo la calata napoleonica che tutto distrusse, finì l’indipendenza bastidese e con lei le sue particolari e secolari istituzioni amministrative. Gli ultimi Abati bastidesi furono Cattaneo Dom Marcantonio, Rossi Dom Luigi Benedetto, Speciani Dom Mauro Benedetto e Pico Dom Girolamo che governò dal 1791 al 1796 ( ricordato dai bastidesi come martire dei giacobini ). Dopo un primo governo diretto dagli occupanti francesi FINO AL Congresso di Vienna si susseguirono i governanti di Bastida de’ Dossi attraverso i secoli ed i grandi avvenimenti della storia.

SINDACI DEL REGNO DI SARDEGNA
FILIPPO NOCCA - 1815-1821
BENEDETTO ANGELERI - 1821-1823
GIOVANNI BAUR - 1823-1826
PIETRO GIOVANNI CATTANI - 1826-1827
FRANCESCO OVIGLIO - 1827-1830
PIETRO GIOVANNI CATTANI - 1830-1854
GIUSEPPE CATTANEO - 1854-1857
GIOVANNI BAUR - 1857-1861
SINDACI DEL REGNO D’ITALIA
GIOVANNI BAUR - 1861-1862
FILIPPO NOCCA - 1862-1866
GIOVANNI VACCARI - 1866-1871
GIOVANNI BAUR - 1871-1872
FRANCESCO CARLO DESTEFANI - 1872-1874
GIOVANNI VACCARI - 1874-1911
BATTISTA VACCARI - 1911-1914
DAVIDE MEARDI - 1914-1916
FELICE GAZZOTTI - 1916-1920
MAURO MANGIAROTTI - 1920-1923
ANGELO NICROSINI - 1923-1926
PODESTA’ DEL REGNO D’ITALIA
ANGELO NICROSINI - 1926-1945
SINDACI DELLA REPUBBLICA ITALIANA
GASPARE CROCE - 1945-1950
ALBERTO PICCININI - 1950-1954
RINO RE - 1954-1955
CARLO PICCININI - 1955-1975
VIRGINIO GAZZANIGA - 1975-1990
GIUSEPPE CONCARO - 1990-1995
GIUSEPPE SALVADEO - 1995-1996
FABRIZIO ANGELERI - 1996- 2005
STEFANO CASSOLA - 2005- 2014

Modalità di accesso

Si accede al municipio dal portone principale situato in Via Roma, 23, 27050 Cornale PV.

Come arrivare

Via Roma Località Cornale, 23, 27056 Cornale e Bastida PV

Mappa

Costi

L’accesso al municipio è gratuito.

Orario per il pubblico

Consultare le schede dei singoli uffici per ricevere informazioni in merito agli orari di apertura.

Ultimo aggiornamento: 28-05-2024

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